Raid aerei contro i manifestanti in Libia

Secondo al Jazeera jet militari libici hanno aperto il fuoco sui manifestanti contro Gheddafi scesi in strada a Tripoli, mentre secondo l'altra tv satellitare, al Arabya, alcuni aerei che trasportano miliziani stranieri sono atterrati questo pomeriggio nell'aeroporto di Tripoli. Interrotte anche tutte le comunicazioni telefoniche. Per al Arabya sarebbero fuori uso sia i telefoni fissi che i cellulari. Guarda la diretta da Al Jazeera - Leggi L’illusione del contagio arabo - Leggi I sauditi allarmati per le rivolte chiedono: ma Obama che fa? - Leggi tutti gli articoli sulle proteste in Medio oriente
15 AGO 20
Immagine di Raid aerei contro i manifestanti in Libia
Il governo italiano in una nota ha fatto sapere: "Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, segue con estrema attenzione e preoccupazione l’evolversi della situazione in Libia e si tiene in stretto contatto con tutti i principali partner nazionali e internazionali per fronteggiare qualsiasi emergenza. Il presidente Berlusconi è allarmato per l’aggravarsi degli scontri e per l’uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile. L’Unione Europea e la Comunità internazionale dovranno compiere ogni sforzo per impedire che la crisi libica degeneri in una guerra civile dalle conseguenze difficilmente prevedibili, e favorire invece una soluzione pacifica che tuteli la sicurezza dei cittadini così come l’integrità e stabilità del paese e dell’intera regione".
"Le unità dell'esercito libico presenti nella città di al Zawiyah si sono unite a noi manifestanti contro Muammar Gheddafi". E' quanto ha affermato Sula al-Azibi, un manifestante nel corso di un collegamento telefonico con la tv al Jazeera. "Ora abbiamo anche i loro carri armati – ha aggiunto – e abbiamo saputo che elicotteri militari stanno sorvolando Tripoli e aprono il fuoco sui manifestanti". La sede del governo è stata data alle fiamme da un gruppo di manifestanti che ha poi preso d'assalto la sede della tv pubblica e alcuni edifici pubblici.
Intanto il ministro della Giustizia libico, Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil, ha rassegnato le dimissioni per protesta contro la violenza usata sui manifestanti. Lo riferisce il quotidiano libico Quryna.
Secondo alcune emittenti arabe, Muammar Gheddafi, non potendo fare pieno affidamento sulle forze di sicurezza avrebbe assoldato dei professionisti della guerra per avere la meglio sull'opposizione. Al Arabiya, citando testimoni locali, ha diffuso la notizia che quattro aerei carichi di mercenari sarebbero atterrati nei giorni scorsi all'aeroporto Benina, nei pressi di Bengasi. Questi soldati, originari soprattutto di Nigeria e Ciad sarebbero agli ordini di Khamis Ghaddafi, figlio del colonnello e comandante di una temuta unità speciale delle forze di sicurezza libiche. Proprio Khamis avrebbe ordinato ai miliziani di aprire il fuoco contro i manifestanti.
Il vicario Apostolico di Tripoli, Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, ha rivolto un appello alla comunità internazionale: ''Aiutate i libici a trovare un cammino di dialogo''. Anche mons. Martinelli (in Libia dal 1971 come sacerdote, come vescovo dal 1985) ha ricevuto un invito a partire dall'ambasciata italiana, ma annuncia: ''Non lascerò mai la Libia finché avrò respiro. Questa è la mia chiesa. Me ne andrò solo se mi cacciano. E' vero – ha confermato – stanotte sono bruciati alcuni palazzi, simboli del potere''.
Ieri il secondogenito del colonnello Gheddafi, in un discorso di circa quaranta minuti alla televisione libica, ha smentito le voci su una fuga di suo padre e ha avvisato la popolazione del rischio di una “guerra civile” se le rivolte nel paese continuassero: ha ammesso una risposta inadeguata dell’esercito alla rivolta e sostenuto che le cifre sui morti sono state esagerate, indicando la cifra di 84. Seif al-Islam Gheddafi ha detto tra l’altro: "La Libia non è come la Tunisia e l’Egitto, la Libia ha il petrolio che tiene unito tutto il paese".
Domani a Palazzo Chigi si terrà un vertice chiesto dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a cui parteciperanno il premier silvio Berlusconi, i ministri degli Esteri, Franco Frattini, Difesa, Ignazio La Russa e Sviluppo economico, Paolo Romani, per valutare le ripercussioni della crisi in Libia sul fronte immigrazione. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, al suo arrivo alla riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea, ha detto: "Credo che il processo di riconciliazione debba partire in modo pacifico arrivando ad una costituzione libica, questo sarebbe un obiettivo fondamentale".
Intanto migliaia di persone sono ritornate in piazza a Sana'a, radunandosi nei pressi della cittadella universitaria per reclamare le immediate dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh. Nel frattempo fonti mediche hanno denunciato il decesso di un altro manifestante ad Aden, principale città nel Sud del paese, a causa delle gravi lesioni di arma da fuoco riportare in scontri con la polizia. Altri feriti gravi. E' la dodicesima persona che perde la vita per i tumulti ad Aden